In Fig. 1a è riportata l’evoluzione temporale del numero cumulativo dei casi confermati per le regioni selezionate (Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Campania, Lazio, Liguria, Abruzzo). In Fig. 1b gli stessi dati sono rappresentanti normalizzati ad un milione di abitanti. Le caselle nella tabella di controllo contengono valori che possono essere modificati dall’utente. La colonna “Factor” consente di riscalare l’asse verticale, moltiplicandolo per il valore inserito oppure di far scomparire la regione dal grafico inserendo il valore 0. La colonna “Shift” permette di applicare una traslazione positiva in termini di giorni.

Approfondimento: cosa ci dicono questi grafici?

Lasciando inalterati tutti valori di default (Factors = 1, Shifts = 0),) questi grafici permettono di avere un quadro generale degli andamenti nelle diverse regioni. Il primo grafico indica chiaramente come il Nord Italia, e in particolare Lombardia, Veneto, Piemonte e Emilia Romagna, sia la parte del paese maggiormente più colpita. La Lombardia è la regione di gran lunga con più casi e anche quella dove l’epidemia ha iniziato prima la sua diffusione. I dati normalizzati mettono meglio in evidenza la portata dell’epidemia anche nelle Marche e Liguria. Tra le regioni considerate, la Campania presenta il numero minore di decessi per milione di abitanti.

Modificando i valori nella tabella, l’utente può evidenziare le notevoli similitudini nella forma delle curve, operando una traslazione e/o un riscaling dei dati fino a che esse si sovrappongano. Ciò permette di ottenere alcune stime, da considerare prudentemente, riguardo l’evoluzione dell’epidemia in alcune regioni, sulla base di quanto accaduto in quelle interessate prima dalla diffusione.

Un esempio di ciò può essere ottenuto nel grafico di Fig.1b mettendo F = 0 per tutte le regioni tranne Emilia Romagna e Lazio e applicando alla curva della Emilia Romagna (dati riferiti al 22 Aprile) un fattore di scala di F = 0.21 e una traslazione temporale di S = 5 giorni. Si ottiene in questo modo una ottima sovrapposizione con la curva della regione Lazio. Se questo trend verrà rispettato, tra 3 giorni il numero di casi confermati per milione di abitanti nel Lazio sarà circa un quarto di quello che l’Emilia Romagna ha ora.

In Fig. 2 è mostrato l’andamento dell’incremento percentuale giornaliero dei casi confermati in funzione del numero totale di casi confermati per diverse regioni italiane. Sono state selezionate le regioni italiane con la più significativa diffusione del contagio, congiuntamente con le regioni dove sono presenti unità operative del nostro Istituto.

Facciamo notare che questo è un grafico in cui non sono presenti indicazioni temporali: la variabile tempo è stata eliminata. Esso ci mostra quanto efficacemente in termini assoluti le varie regioni siano riuscite a contenere il diffondersi dell’epidemia (azzerando il tasso di crescita giornaliero dei casi) prima di raggiungere un numero troppo elevato di casi confermati.

In Fig. 3 è mostrato lo stesso andamento giornaliero ma in funzione del numero di casi confermati per milione di abitanti per ogni singola regione. Anche in questo caso il grafico ci consente di comparare l’efficacia di contenimento di ciascuna regione, ma lo correla con la percentuale di casi riscontrati rispetto alla popolazione degli abitanti. Regioni con pari livello di incremento giornaliero e minore numero di casi confermati per milione di abitanti si trovano in una migliore condizione di lotta al contagio.

Commenti (ultimo aggiornamento 20 Aprile):

Tutte le regioni seguono un andamento più o meno simile con numerose irregolarità legate molto probabilmente alla modalità di acquisizione dei dati (ritardi nell’elaborazione dei tamponi, assenza di informazione da istituzioni sanitarie (RSA), etc). In Fig. 2 si distinguono ad esempio tre gruppi ben separati di comportamenti rispetto alla riduzione sotto il 10% di incremento giornaliero: le regioni del Centro-Sud più la Liguria attraversano questa soglia con meno di 3000 casi, le altre regioni del Nord con più di 5000, la sola Lombardia con più di 25000. Se si considera però tale andamento in rapporto alla popolazione di ogni singola regione in Fig. 3, si evidenzia una maggiore omogeneità di comportamento. Con l’eccezione della Campania, del Lazio e dell’Abruzzo, che si comportano meglio, in tutte le altre regioni si attraversa questa soglia fra i 1000 e 2000 casi per milione di abitanti.